Monday, October 27, 2008

Happy 3rd Birthday Daughter

form of "assertiveness" of 27/10 / 2008

on 27/10/2008 was held at the University College Torleone the first meeting of the module on "Asservitità. The teacher was prof. Franco Nanetti. The meeting is part of the program FIRE. The term

assertiveness has a dual etymology. It arises directly from the English to assert, that means free, liberate a domain (for example, freeing a slave). In this sense, assertiveness is to win for themselves the freedom: the freedom to be themselves reacting to the influences that come from our own desire to please others. In an indirect way (ie through the mediation of the English word) the term assertiveness derives from the Latin assert, that is to affirm with force.

Assertiveness refers to the ability to combine the statement of myself (my ideas, my actions, my projects, etc..) With the respect and appreciation of others.

assertive conduct is opposed on the one hand to remissività, per un altro alla prepotenza. E’ anassertivo e, in definitiva, non libero, sia chi, per affermare se stesso, sente il bisogno di dominare e di “schiacciare” gli altri attorno a sé, sia chi rinunzia ad affermare le proprie giuste esigenze per mantenere il consenso delle persone alle quali si sente legato.

I deficit di assertività sono alla base di diverse patologie, come la depressione. Essi, inoltre, spiegano molte situazioni di stress , di ansia o di scarso rendimento nel lavoro. Infatti chi non ha il coraggio di affermare le proprie giuste esigenze necessariamente vive in una situazione di perenne conflitto con se stesso.

Lo sviluppo dell’assertività favorisce la maturazione globale della persona, sia nell’equilibrio interno fra la stima di sé e il conseguimento degli obiettivi nei quali la persona ripone i propri valori, sia nelle relazioni con gli altri.

Come si sviluppa l’assertività? Lavorando sui suoi presupposti, che sono undici.

Ne sono stati esaminati due, collegati fra loro: la capacità di definire obiettivi e la gestione del tempo.

La descrizione è stata fatta mediante una prova pratica, cioè una sessione di coaching a favore di uno studente che ha chiesto di essere aiutato nella gestione del tempo.

Sono emersi dall’esame della situazione concreta alcuni aspetti di interesse generale:

1. Una gestione disordinata del tempo può essere una scusa inconscia per evitare la frustrazione dell’eventuale fallimento consistente nel mancato conseguimento del risultato (ad esempio, il superamento di un esame). La motivazione potrebbe essere così esplicitata: “Se mettessi tutto il mio impegno e ciononostante fallissi, mi sentirei inadeguato e verrebbe a mancarmi l’autostima. Per evitare questo rischio, non mi impegno del tutto, così, se non conseguo il risultato voluto, posso sempre dire a me stesso che, se avessi voluto, ce l’avrei fatta”.

2. L’ansia determinata dall’incertezza del risultato, quando supera un certo livello e quindi produce un disagio, può indurre il soggetto a mettere in campo meccanismi inconsci di difesa. Tali meccanismi possono essere di due tipi:
- In prossimità dell’esame, concentrarsi sullo studio in maniera esclusiva e totalizzante. Ciò serve ad accantonare l’ansia (cosiddetta “reazione contro- fobica”).
- Quando l’esame è ancora lontano, non concentrarsi adeguatamente sullo studio, ma dedicarsi ad attività piacevoli e distraenti. E’ importante capire che tali attività sono ricercate proprio come modi di evitare l’ansia (cosiddetta “reazione fobica”).

3. Per questo motivo soggetti che hanno difficoltà a governare l’ansia non traggono giovamento dall’avere un tempo indefinite available (so-called "ocean time"): in fact fill this time with distractions. And 'better for them to decide to engage in other activities so as to define spaces compressed time to devote to study (using positive response mode "counter-phobic).

4. Only after having focused on the nature of these defense mechanisms in the subject can correctly define the objective on time management.

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